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Il tabarro è un capo d’abbigliamento in tinta unita che mantiene caratteristiche uniche. La definizione di tabarro ha origini dall’abbigliamento dello scudiero, realizzato in velluto o lana generalmente di colore scuro con origini geografiche legate al Veneto. La sua realizzazione necessita di sei metri di stoffa in cui, attraverso 3 fasi, si ottiene una forma circolare completa. Il confezionamento del collo viene fatta con l’ausilio della tela di cammello. La lana utilizzata deve essere cardata e di qualità altissima per mantenere le caratteristiche dopo il taglio evitando lo sfilarsi delle fibre.

Nel 1700 era un capo molto diffuso nella media borghesia, amato e indossato anche da medici e mercanti, questi ultimi lo indossavano di colore rosso, mentre nell’alta borghesia si utilizzava con colori tendenzialmente scuri. Nonostante la sua eleganza era considerato segno di pericolo per chi poteva nascondere armi. Il suo utilizzo è nella memoria degli uomini di chiesa, infatti gli ecclesiastici ne facevano largo uso.

Questo è un capo che si riscopre non per moda ma per eleganza intorno agli inizi del ‘900, anche Giacomo Puccini lo cita nel suo melodramma “Il tabarro” del 1918. Sempre ad inizio secolo, quando ancora le automobili non erano in uso per tutti il tabarro era indossato a cavallo ed in bicicletta con le sue varianti, lungo fino al polpaccio o fino alla vita. Negli anni 30, a causa della sua scomodità alla guida, venne sostituito da capi più corti con indosso più pratico. Dopo un secolo di storia il Tabarrificio Veneto ancora crea e prosegue la realizzazione di questo stupendo capo, che ha una composizione tessile antica. Fatto da altissima sartoria valorizza la bellezza della stoffa, viene tagliato su un tavolo con taglio a vivo, come impone la sua tradizione.

La stoffa non deve presentare alcun orlo questo permesso dallo studio sulla lana precedentemente filata. Rispetto al passato ha molta importanza il collo che deve mantenere la rigidità per non deformarsi. I vari tessuti utilizzati sono cachemire e fenice al 100%, panno laguna (lana nobile con trattamento antigoccia) e panno nobile (100% di pura lana vergine). Le sue dimensioni importanti lo privano di taglia, si può definire come un  concetto di singola eleganza. Con la sua lunghezza ed il suo confort richiama la sua epoca, perché parliamo di qualcosa di confezionato ad arte e di grande fascino. Nel corso dei secoli ha visto fogge, colori e tessuti diversi ma sempre legato al taglio classico che richiede una sola cucitura, quella del collo, ad eccezione di possibili ornamenti cuciti su di esso.

È un panno che può contare solo sulla sua altissima qualità tanto che i nobili del ‘600 lo utilizzeranno in velluto o in lana durante le feste o serate importanti. Il periodo del romanticismo lo ricorda come simbolo d’eccellenza, con il suo colore scuro e la sua severa eleganza, divenne presto un capo che pochi uomini potevano indossare.

In Italia ad oggi esiste un solo tabarrificio che da oltre 50 anni (dal 1974) crede nel confezionamento di questo capo, con una artigianalità sartoriale unica. Il tabarro può essere oggi reinterpretato nella sua autenticità, un vero simbolo di fascino.

a cura di Antonella Malizia

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