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Solitamente, si inizia a scrivere un testo con la citazione di qualche personaggio per cui si prova ammirazione. Permettetemi invece, di iniziare questo racconto con una citazione che mi appartiene, una di quelle che segnano, come una punteggiatura costante, il corso dei miei pensieri e il costruirsi di opinioni e punti di vista, frutto della mia esperienza di vita.

La fantasia è una ricchezza preziosa, che va custodita e coltivata, ed è l’unico mezzo che permette di viaggiare senza limiti né di spazio né di tempo, raggiungendo i luoghi che sogniamo e che abbiamo nel cuore. Con la fantasia possiamo raggiungere luoghi fantastici, che magari neppure esistono, nei quali siamo noi i creatori dello spazio che ci circonda e noi gli ideatori dell’esperienza che vogliamo vivere.

Partendo da questi pensieri è iniziato il mio viaggio, il viaggio che mi ha portato a immaginare prima e a realizzare poi, una tavola che ci porti a viaggiare con la mente… Una tavola che sia proiezione verso viaggi futuri, ma che sia anche ricordo dei viaggi già compiuti, perché si sa, il viaggio non termina quando si torna a casa, ma continua nel nostro ricordo e in tutto ciò che di materiale e immateriale, abbiamo riportato da quel viaggio. Chiudete gli occhi quindi, ancora una volta e come spesso vi chiederò di fare e seguitemi. Per iniziare, dovrete scegliere lo spazio nel quale vorrete vivere questo momento. A me è piaciuto pensare ad uno spazio chiuso, dove lo sguardo non si disperdesse nell’osservazione del panorama, ma fosse ancora una volta la mente a disegnarlo e a immaginarlo.

Ho sognato un luogo pieno di colore e quindi l’ho riempito del calore degli intrecci delle lane tessute, ricamate, intrecciate. Antichi tappeti e preziosi Suzani provenienti dalla Persia e poi ancora tappeti, coloratissimi, dalla Mongolia e dall’india. Uno di questi ha viaggiato con me, dopo averlo trovato nel suk in un piccolo borgo sul mare della Tunisia e dopo averne contrattato a lungo il prezzo, ha trovato posto nella mia valigia, chissà quanta strada aveva fatto per arrivare fin lì. Con me ne avrebbe fatto un altro pezzo. Ho voluto un tavolo basso perché gli ospiti si potessero sedere in tutta quella morbidezza stando più vicino ai disegni intricati che ne sono parte.

Sulla tavola, porcellane di design contemporaneo, così come le posate, ma i bicchieri… oh, i bicchieri… sono un pizzo ricamato sulla fragile superficie del vetro che tanto mi ricordava quelli usati al Palazzo del Quirinale negli eventi ufficiali. Non potevo non averli quando li ho visti nella vetrina di quel piccolo antiquario di Firenze. Per legare i tovaglioli ho usato bracciali diversi, tra tutti uno mi è molto caro, è in ceramica e mi ricorda la Grecia e un piccolo laboratorio artigianale, dove un giovane ceramista componeva i pezzi colorati che aveva modellato, smaltato, cotto. Davanti ad ogni ospite, come segnaposto ho appoggiato quelle che un tempo erano le etichette adesive, omaggio dei grandi alberghi, che ogni viaggiatore che volesse definirsi tale doveva avere sul proprio bagaglio per dichiarare luoghi visitati e prestigiosi hotel frequentati, io le ho acquistate a Londra.

E poi la decorazione. Fiori nei colori che amo, l’arancio, il rosa intenso, il fucsia, il porpora, distribuiti in piccoli cesti artigianali di paglia e in vasi realizzati con semi esotici a cui ho accostato due pezzi in ceramica prodotti da un artista belga negli anni ’70. Questi li ho trovati a Bruges. Cercando forme rotonde da abbinare alle curve dei vasi, mi sono ricordato di un pezzo curioso, che aveva attratto la mia attenzione in una di quelle piccole botteghe del mercato delle pulci di Parigi…una cornice in oro, il pezzo di un vassoio?

No… si tratta di quella che un tempo era la decorazione di una base, pensata per appoggiarvi una statua sacra in qualche altare, in qualche piccola chiesa di chissà quale paesino. Un ultimo tocco prima di dire che tutto era pronto per i miei ospiti, ho voluto aggiungere un piccolo samovar in ottone e due candelieri, perché le candele non possono mai mancare, ma nemmeno l’occorrente per preparare una tazza di tè. Oggetti di casa, ricordi del viaggio della vita…

A cura di Angelo Garini

Architetto – Emotion Designer

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