L’ampliamento dei mercati e, quindi, la globalizzazione e l’internazionalizzazione, il costo del lavoro basso in alcuni Paesi, la clientela sempre più esigente, il valore degli investimenti effettuati dalle grandi aziende hanno indotto una organizzazione dell’impresa sempre più complessa e sempre più competitiva. Le aziende per mantenere, rafforzare e ampliare il proprio spazio nel mercato di riferimento, devono investire in settori che aumentano la loro competitività. Questi sono la conoscenza, l’innovazione e la ricerca che consentono, quindi, ad esse di conquistare spazi operativi sempre maggiori.

L’innovazione e la creatività trovano la loro tutela tramite la protezione della proprietà intellettuale, ossia del brevetto, del marchio, del design, del diritto d’autore, delle informazioni segrete, del know-how. I beni della proprietà intellettuale meritano di essere tutelati non solo perché costituiscono asset aziendali ma, anche, perché possono essere sfruttati economicamente, quindi monetizzati, divenendo ulteriori fonti di reddito, ad esempio tramite contratti di vendita, di licenza, di co-branding, di merchandising, di franchising, o tramite strumenti di finanziamento, come ad esempio l’IP loan, l’IP sale and lease back. Il mercato oggi è sempre più affollato di articoli simili e similmente utili la cui proliferazione è originata dal tentativo delle imprese, in risposta alle richieste della clientela, di frazionare il mercato in segmenti sempre più piccoli e sempre più specifici. Gli imprenditori, quindi, per concorrere con le altre aziende sono costretti a diversificare il proprio prodotto da quello degli altri imprenditori e, conseguentemente, diventa essenziale per essi creare un prodotto che coniughi in esso stesso una perfetta aderenza tra il fattore estetico e quello tecnico-funzionale: valorizzando, appunto, il design. Segnatamente, il design contribuisce alla caratterizzazione ed all’accreditamento dell’immagine aziendale che a sua volta è strumento centrale per il posizionamento di un determinato brand sul mercato. In altri termini, tutelare il design non significa solo tutelare l’estetica di un prodotto, ma significa anche dare concretezza a specifiche strategie aziendali.

In campo giuridico, il design rileva sia per il valore distintivo che esso imprime al prodotto, quindi per il suo pregio commerciale, sia come frutto dello sforzo creativo del designer. Per tale ragione esso è assoggettabile a due discipline: quella prevista dal Codice di Proprietà Industriale (D. L.vo 10 Febbraio 2005 n. 30) e quella prevista dalla Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 Aprile 1941 n. 633). Le due normative richiedono la sussistenza di requisiti diversi.

La registrazione, ai sensi del Codice di Proprietà Industriale, come modelli/disegni presuppone che nel prodotto di design siano presenti contemporaneamente i requisiti della novità e del carattere individuale (ossia, che l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisca in modo significativo dall’impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno o modello che sia stato divulgato al pubblico). La tutela tramite la Legge sul Diritto d’Autore, invece, richiede che il prodotto di design abbia carattere creativo e rivesta un valore artistico.

In conclusione, l’azienda tramite il design cerca di individuare e sedurre il pubblico di riferimento, di settore per avere un ritorno in termini di acquisiti tramite il messaggio che esso veicola. Il design, quindi, è uno strumento di collettore di clientela e la sua protezione tramite gli strumenti della Proprietà Intellettuale conferisce ad esso una esclusività che rende il consumatore gratificato per il suo stesso valore estetico tramite il rinvio a valori simbolici o alla suggestione di uno stile di vita.

A cura di Avv. Gilda Gagliano

Studio legale Gagliano Legal

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