Emancipazione della donna nell’Antico Egitto e le donne diventate faraone. Il ruolo della donna nella società egizia, solo in epoca recente è stato oggetto di studi approfonditi, dovuti anche al fatto che, sebbene esse siano spesso raffigurate in numerosi dipinti, la  collocazione in una società, comunque con una forte carica maschilista, non era del tutto chiara, anche perché appariva evidente, che un suo inserimento preciso in alte cariche politico-amministrative e perché no religiose, fosse veramente arduo.In ogni caso, la sua posizione aveva sicuramente un rango più elevato, rispetto ad esempio, alle donne nella società greca. Vera signora della casa, si occupava soprattutto dell’educazione dei figli e si sposava generalmente in giovane età, spesso con uomini più vecchi e dello stesso rango, con matrimoni in genere combinati, anche se non era una regola precisa, ed in fondo si era libere di scegliersi il proprio partner, con cui si andava a vivere dopo una sfarzosa cerimonia nuziale nei limiti delle proprie risorse.

La cura delle faccende domestiche era prioritaria, questo si ripercuoteva anche sul colorito della pelle, che nelle donne era sempre più chiaro rispetto a quello degli uomini, più esposti all’aperto. Godevano di un patrimonio personale che poteva essere trasmesso alla discendenza e come detto primaria importanza aveva la crescita dei figli, questo sia nei ceti più bassi, che nelle alte sfere. Pur tuttavia, la distinzione sociale fra esse, era abbastanza netta, ed una donna del popolo, poteva tranquillamente scordarsi ad ambire a cariche di una certa importanza, riservate esclusivamente a quelle che ruotavano nell’ambito della corte reale, anche se ovviamente, anche qui, il colpo di fortuna poteva sempre accadere, con donne che potevano diventare ad esempio concubine reali, pur non essendo di rango nobile.

Sappiamo comunque di donne diventate sacerdoti, ed anche visir, una sorta di capo dell’esecutivo o ancora medici e persino scribi, alcune arriveranno ad assumere anche lo scettro del comando, assumendo il titolo di faraone, anche se a volte indossando o venendo rappresentate in livrea maschile. Quest’ ultimo caso, poteva però accadere solo a donne di altissimo rango, spesso imparentate con il faraone, essendone sorelle o figlie e solo per condizioni particolari a seguito di una mancata discendenza diretta maschile, per la regola mai scritta, ma in sostanza accettata, che fosse meglio avere un faraone donna, che un uomo che non possedesse i giusti requisiti.

Tuttavia, nonostante una buona emancipazione, le donne diventate sovrane, nel corso della millenaria storia egizia, si contano veramente sulle dita di una mano, i ruoli infatti di “Grande sposa reale” o “Concubina del re” o ancora “Figlia del Re”, pur importanti, non davano di fatto, alcun diritto a governare. La maggior parte dell’attività comunque, era essenzialmente quella contadina, altre potevano però ambire a diventare danzatrici o musiciste, ruoli a cui si poteva accedere anche se facenti parte della plebe e che davano una buona visibilità. In ogni caso avevano la stessa posizione giuridica dell’uomo, ed il rispetto per esse, era sommo. Anche in ambito religioso erano ben rappresentate e tra gli dei grande importanza avevano Iside, sorella di Osiride, che rappresentava l’ideale di madre e moglie e diventata poi la madre simbolica di tutti faraoni, ed ancora Hathor dea della fertilità, Bastet dea del focolare domestico o Sekmeth dea della collera, cui evidentemente erano esposti i poveri mariti…

La posizione sociale della donna, poteva subire qualche variazione, del resto comprensibile in una storia così complessa, anche se bisogna aspettare sino alla XXVI Dinastia, quindi in epoca tarda, per avere un ruolo più incisivo nella società. Quanto alla annosa domanda, se qualche donna sia mai diventata faraone, la risposta è sì e questo già di per se costituisce un fatto importantissimo, indipendentemente dal numero, davvero esiguo. Come detto, il fatto avvenne per situazioni assolutamente particolari, tra cui la citata mancata discendenza maschile, o per la presenza di eredi ancora molto piccoli e non in grado pertanto di governare. Appare chiaro che un discendente diretto, tra mogli, harem e concubine varie, non era impossibile cercarlo, pur tuttavia, in qualche circostanza l’Egitto si trovò veramente di fronte ad un vuoto di potere, che trovò nella donna la sua soluzione. Il primo faraone femminile di cui si hanno notizie è Nitocris, che salì al trono circa nel 2900 a.c.  Un regno non lungo e di scarsa importanza, se non per il fatto che con lei si chiude la VI Dinastia, ed in definitiva tutto l’Antico Regno. Non si hanno tracce di rovine archeologiche a suo nome e questo depone per la fragilità del suo mandato, alcuni mettono persino in dubbio la sua esistenza.

Pare fosse una donna di notevole bellezza, invischiata in lotte di potere che portarono alla morte del fratello, peraltro vendicato da uno stratagemma che portò all’inondazione di una camera sotterranea adibita a banchetto, nel quale erano stati invitati con l’inganno, tutti i dignitari sospettati a torto od a ragione di avere ordito la funesta trama contro il fratello. A vendetta ottenuta, pare si sia suicidata, almeno questo è quello che ci racconta Erodoto. Non molto di più si sa su Nefrusobek, inizialmente sacerdotessa proprio del dio coccodrillo Sobek. Figlia dell’importante Amenhemhat III e sorella di Amenhemhat IV, è più probabile una sua co-reggenza con i citati faraoni, che un regno in solitaria. Non si sa molto su di lei, ne dove sia sepolta con certezza. Un busto in grovacca, privo del naso e del labbro superiore, probabilmente la rappresentava, tra l’altro non in giovane età, discordando così dai canoni tradizionali delle sculture egizie, sempre rappresentanti soggetti giovani e floridi.

Il busto è andato perso, anche se si conservano delle fotografie. Con lei si chiudono di fatto la XII Dinastia ed il Medio Regno. Bisognerà aspettare il Nuovo Regno e la XVIII Dinastia per avere ben due donne faraone, Hatshepsut “La prima tra i nobili” e quella scaturita invece dalla controversa, ed enigmatica fase dello scisma amarniano, la misteriosa Neferneferuaton. Il Nuovo Regno è comunemente definito un periodo di grandi prosperità e dell’eccellenza in campo orafo e militare e comprende i famosi faraoni Tutmosi, Seti, Ramesse etc. L’ascesa al trono di Hatshepsut è al solito rocambolesca, moglie e sorellastra del cagionevole Tutmosi II (giova ricordare che la numeratura  è di epoca recente e non praticata dagli Egizi, che riconoscevano i faraoni omonimi solo dal loro prenomen) e non è ovviamente lei la discendente diretta, ma un piccolo principe diventato poi il faraone guerriero, Tutmosi III, figlio di una concubina di Tutmosi II e come già visto dunque, assolutamente con pieni diritti di successione. Approfitta della morte del marito e della giovane età del discendente diretto, per giustificare la sua ascesa al potere, avendo cura di nominare il nipote co-reggente e facendosi spesso ritrarre in foggia maschile con tanto di barba regale. Tutta la vita di Hatshepsut sarà marcata da questa sorta di bipolarismo sessuale, anche se va detto che il farsi ritrarre in sembianze androgine, era dovuto più ad una sorta di rispetto per la posizione reale, che ad un tentativo di scimmiottare apparenze maschili.

Non sono note campagne militari di una certa importanza, significativa però fu la sua spedizione nella terra di Punt ai confini della Somalia, da cui tornò con cinque navi stracolme di doni e con dei curiosi individui di bassa statura, i pigmei. Di lei è noto il favoloso mausoleo di Deir el Bahri progettato dall’architetto e probabilmente suo amante, Senemut. Lo scisma amarniano rappresenta una delle più controverse fasi del credo religioso nell’Antico Egitto. Il faraone Akhenaton erge il disco solare a manifestazione visiva di un dio superiore, inimicandosi i sacerdoti di Tebe. Fonda una nuova città, Akhetaton “Orizzonte di Aton” e ha come moglie, una delle più famose regine egizie, Nefertiti “La bella è arrivata” (che pone qualche dubbio sulla effettiva origine egizia della principessa, che alcuni identificano di possibile discendenza mitannica), dato certo invece, la bellezza sconvolgente. L’importanza di Nefertiti al fianco di Akhenaton, appare ormai ampiamente confermata. Oltre al titolo importante e citato di “Grande sposa reale” si sono scoperti dei cartigli contenenti la dizione “Signore delle Due Terre” riservato esclusivamente ai faraoni, che la dice lunga sulla sua influenza a corte. Madre di sei figlie, non ebbe però discendenti maschili e questo getta qualche ombra sugli ultimi anni della sua vita, non chiari, dato che non si sa ancora con assoluta certezza se morì prima del marito o qualche anno dopo, come appare più probabile.

E’ proprio dopo la morte di Akhenaton, anche questa avvolta nel mistero, che si fa luce un oscuro faraone con un prenomen del tutto simile al suo predecessore Smenkhare ovvero Ankh-t-Kheperura “ Manifestazione visiva di Ra” con l’unica differenza della consonante “t” che, udite udite, identificava il sesso femminile. Il faraone in questione, è proprio il nebuloso Neferneferuaton “Perfetta è la bellezza di Aton”, che regnò qualche anno e che taluni identificano proprio con Nefertiti o al massimo con la sua prima figlia Merytaton, che molti vogliono moglie di Smenkare, ed identificata con la famosa YL Younger Lady della tomba KV 35 della Valle dei Re, mentre la EL Elder Lady (Tiye?) sembra essere la madre di Tut. Si tratta comunque, di regni di pochi anni, con il culto solare in caduta libera e sarà proprio il giovane Tutankhaton “Immagine vivente di Aton”, a ripristinare il culto del dio Amon, cambiando il suo nome in Tutankhamon e consegnandosi alla Storia, per il favoloso tesoro trovato nella sua tomba, la KV62. Ta-usrit o Twosre o Tawret (1193-1185 a.c.). Moglie di Seti II, fu una donna sicuramente influente, anche se non tutti concordano che sia effettivamente diventata faraone. Regno comunque di scarsa importanza, che chiude la XIX Dinastia, quella di Seti I e Ramesse II. Si arriva così all’epoca tolemaica, con faraoni di origine greca, che non conoscevano la lingua egizia, ne sapevano scrivere in geroglifico. Tra le varie regine, tutte aventi il nome di Berenice, Arsinoe  o Cleopatra , sarà una sola, che diventerà faraone, chiudendo di fatto la lunga storia egizia, culminata con la sconfitta nella Battaglia navale di Azio: la famosa Cleopatra VII. Personaggio discusso e controverso, sulla cui bellezza si è tanto spettegolato, ma che appare in realtà abbastanza lontana dai canoni hollywoodiani a cui siamo abituati, anche se indubbiamente si trattava di una donna astuta, ed intelligente.

Conosceva pare dieci lingue e sapeva scrivere in geroglifico. Salì al trono anch’essa in modo fortuito, sfruttando la cagionevole salute del fratello Tolomeo XIII. Arcinote le sue relazioni con Giulio Cesare e Marco Antonio, due dei più potenti uomini della Terra di allora. Da Giulio Cesare ebbe un figlio, Cesarione, poi diventato Tolomeo XV, di fatto l’ultimo faraone. Diretto discendente sia dell’impero egizio che di quello romano, Cleopatra vedeva in lui una possibile unificazione e la formazione di un agognato impero romano-egizio, ambizione in fondo, del tutto legittima. La cosa non poteva naturalmente essere gradita ad Ottaviano, poi diventato Augusto, figlio della moglie romana di Marco Antonio, che dichiarò guerra all’Egitto che annoverava tra le sue fila, il traditore Marco Antonio, ma davvero non si ha alcuna prova certa che fece uccidere il giovane Tolomeo, che era sicuramente un rivale, ma che, almeno i primi anni, pare sia riparato in India con ingenti fortune, ed a noi piace in realtà pensare che di lui, si siano semplicemente perse le tracce.

Da Marco Antonio ebbe invece tre figli, in vario modo utilizzati per intrighi politici, ma di lei in sostanza si ricordano la sconfitta navale nella Battaglia di Azio il 30 a.c. con l’Egitto che diventa prima provincia imperiale romana e la morte, a seguito del morso di una vipera aspide, evento non del tutto certo, ma che circonda questa figura di un alone di leggenda, il che, in una storia millenaria, non guasta mai.

Dott. Edward R. Battisti – Specialista in Chirurgia Plastica

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