Sopravvissuta alle calamità dei terremoti, relegata su uno sperone roccioso, svetta Alianello piccolo borgo fantasma, relitto di pietre che riecheggiano di suoni remoti, ingabbiano memorie, anime, storie.

Emblema di una Basilicata invertebrata, paralizzata, emaciata, avvelenata dalla precarietà di giovani cittadini che, trasportati dal flusso della vita, dalla smania del successo, voltano con riluttanza le spalle alla propria terra. A suggellare la tragicità cosmica del binomio bellezza-abbandono nasce il progetto fotografico ‘’Abbandoni dell’anima’’.

Solo l’eco di urla arcane raschia le pareti incrostate di case ormai vuote, deperite, defraudate dei suoi residenti, strangolate da erbacce e sterpaglie, scorticate dalle intemperie del tempo, è un morboso richiamo che attacca le viscere dei suoi visitatori, ammaliati da questo scenario post apocalittico e contagiati dal fascino dell’abbandonato.

Cocci di pietra, resti, detriti di un borgo che c’era e che ormai non c’è più. Sfigurato della sua bellezza, intorpidita, ormai, da macchie, rughe e lesioni che scalfiscono la sua superficie, testimone della transitorietà dell’opera umana, dell’inesorabile fugacità del tempo e caducità di una vita ermetica e precaria, Alianello calamita l’attenzione di spettatori occasionali, si avvinghia ai loro animi contagiati da una febbre per il vissuto, attratti dallo spettacolo del silenzio, scossi da un brivido d’eccitazione misto di paura e nostalgia.

il progetto fotografico ‘’Abbandoni dell’anima’’ è pronto a risarcire il territorio lucano dei suoi connotati, partendo dall’amore tossico per le rovine e ponendolo in correlazione con il concetto di una bellezza estemporanea che trascolora ma ruggisce sotto le macerie in cerca di un riscatto, per regalarci nuovi colori di tinte fosche e tetre.

Un invito al recupero dei luoghi dimenticati, investiti dal tempo, inghiottiti e risucchiati dalla natura indomita, riassorbiti dal grembo materno, unico disposto ad accoglierli ed abbracciarli.

Svilita, spogliata e depauperata dei suoi valori, dei suoi pregi e della sua bellezza, la Basilicata è diventata, ormai, un luogo svalutato ed abbandonato non solo statisticamente dai giovani in cerca di nuove opportunità ma anche da un punto di vista psicofisiologico, sfibrato della sua linfa vitale, popolato da anime vacanti, vuote, cieche ed inermi.

Da questo il nome ‘’ Abbandoni dell’anima’’ per sottolineare questo clima di estenuazione che veglia sul Mezzogiorno, per rielettrizzare i cuori e convertirli da apatia in empatia, per convogliare gli sguardi disattenti in un progetto di rivalutazione ambientale.

Riusciremo a trovare un’altra luce dietro il velo delle nebbie?

A cura di Stefania Straziuso    

Foto – Rosario Claps

Model – Rossella Ciani

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